Einaudi

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Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con "L'Arminuta" fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c'è Adriana, che condivide il letto con lei. E c'è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L'accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell'Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Commento più recente (scritto da massimo agnolet)

Romanzo bellissimo, che rapisce per trama e scrittura. Una ragazzina viene improvvisamente strappata dalla famiglia adottiva, da quella che lei considerava la sua vera famiglia e viene restituita alla madre naturale. Viene quindi catapultata in un luogo povero, in una realtà che non conosce, che subisce e in mezzo a persone con le quali deve costruire da zero un nuovo rapporto. Siamo nell’Abruzzo degli anni ’70: L’Arminuta (letteralmente “la ritornata”, in dialetto) racconta l’agitata storia di un doppio abbandono: prima dalla madre biologica, poi, a dodici anni, dalla madre adottiva. La protagonista, di cui non si saprà mai il vero nome, è calata in una condizione per lei angosciosante, costretta al silenzio in mezzo alla miseria e ad estranei che la trascurano o peggio, la maltrattano, mentre lei rimane immersa nel suo affannoso tentativo di salvarsi e capire il perché di tutto quel dolore. Nel finale verrà svelato il motivo per cui la madre adottiva ha restituito la bambina al suo luogo d'origine. Romanzo intenso, triste, potente, vincitore del premio Campiello 2017. Consiglio vivamente. Buona lettura.
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Frammenti di bellezza



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L'utente massimo agnolet ha aggiunto questo libro alla sua libreria e ha aggiunto il suo commento:

Romanzo bellissimo, che rapisce per trama e scrittura. Una ragazzina viene improvvisamente strappata dalla famiglia adottiva, da quella che lei considerava la sua vera famiglia e viene restituita alla madre naturale. Viene quindi catapultata in un luogo povero, in una realtà che non conosce, che subisce e in mezzo a persone con le quali deve costruire da zero un nuovo rapporto. Siamo nell’Abruzzo degli anni ’70: L’Arminuta (letteralmente “la ritornata”, in dialetto) racconta l’agitata storia di un doppio abbandono: prima dalla madre biologica, poi, a dodici anni, dalla madre adottiva. La protagonista, di cui non si saprà mai il vero nome, è calata in una condizione per lei angosciosante, costretta al silenzio in mezzo alla miseria e ad estranei che la trascurano o peggio, la maltrattano, mentre lei rimane immersa nel suo affannoso tentativo di salvarsi e capire il perché di tutto quel dolore. Nel finale verrà svelato il motivo per cui la madre adottiva ha restituito la bambina al suo luogo d'origine. Romanzo intenso, triste, potente, vincitore del premio Campiello 2017. Consiglio vivamente. Buona lettura.
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